Il femminile, la fiaba, la psicoanalisi

Due testi molto diversi, separati da un’intera generazione di donne, dalla storia dei movimenti femministi e dai contesti molto diversi nei quali sono stati scritti. Rispondono ciascuno dei due libri a bisogni e aspettative ben diverse. Per Marie Von Franz l’analisi delle fiabe equiparate per un verso al materiale onirico individuale e per altro verso al fondamento archetipico collettivo dei miti universali è occasione per rilevare le esigenze delle donne dell’Europa postbellica concentrate nel raggiungimento di uguali opportunità e diritti con gli uomini. La Von Franz procede, come la Pinkola Estés, ad una stretta comparazione tra interpretazione delle fiabe da lei scelte e i casi clinici che ha trattato, trovando notevoli analogie nel modo in cui l’incoscio si predispone al racconto di sé.

La fiaba di Rosaspina, ovvero della “bella addormentata”ad esempio è l’occasione per sostenere il risveglio creativo di una donna da lei analizzata, che ha bisogno di distaccarsi dalla sua Ombra e separarsi dall’immagine trita di sé stessa come moglie e madre. Il motivo universale della “liberazione della principessa”, o come nel caso di Demetra e Kore, del ricongiungimento dell’aspetto materno con il Sé fanciullesco e creativo, tratta dunque del risveglio della coscienza e dei modi atti a conseguirla. Se l’energia creatrice non è resa cosciente e non è investita, il suo sovrappiù creerà dei disturbi. Lo sviluppo di una certa parte della femminilità è consentito dalla civiltà, secondo la Von Franz, solo se non oltrepassa il livello infantile di sottomissione. Le favole sostengono invece e incoraggiano il processo di individuazione della donna. L’intelletto delle donne ha il vantaggio di essere capace di vedere le cose con realismo, bisogna però frenare il naturale istinto materno e coltivare in sé una certa obiettività e distacco che permette di scorgere dove realmente risiede il bene proprio o altrui. Analizza anche, in modo molto acuto i motivi reconditi dei legami distorti delle donne, delle dipendenze da uomini nevrotici o sadici. Si tratta di un legame interiore con un Animus negativo, che le svaluta e le limita continuamente, è meno angosciante tuttavia vivere il problema all’esterno con un uomo in carne ed ossa che non si riesce a lasciare per potersi compiacere delle proprie debolezze. Solo riconoscendo che un tale personaggio abita innanzitutto dentro di noi potremo porre fine alla situazione Il nano maligno nella favola di Biancaneve e Rosarossa, rappresenta un esempio della situazione descritta. Nella fanciulla senza mani, la vita nella foresta è invece il simbolo dell’immersione nella più profonda interiorità del proprio essere e farne scoperta, cercare coscientemente la solitudine, laddove solo un’esperienza religiosa diretta può liberare la donna dalle difficoltà. E’ il caso della donna artista, nello specifico esaminato dall’autrice, come viene raccontato: “una donna sola priva del minimo desiderio d’alcunchè tranne che di suonare il piano”. Ella cominciò a soffrire di nevrite al braccio, e non avendo più in qualche modo “le mani” dovette rinunciare: le veniva tolto il suo bambino interiore, la sua unica gioia nella vita; ciò che le fece decidere di intraprendere un analisi e risolvere il problema.

A volte è necessario per la donna allontanarsi dalla vita attiva, questo motivo fiabesco sembra corrispondere ad uno dei problemi principali della psicologia femminile, confrontarsi con i grandi problemi del bene e del male, colloquiare con l’Animus, trovare la propria “filosofia”. Con la Donna che divenne Ragno, la Von Franz illustra questa situazione in negativo, una figlia sperimenta il fallimento delle proprie attività intellettuali a causa della reazione paterna, che tenterà di schiacciare il crescente Animus della figlia. Commenta la Von Franz, si tratta di una tragedia grande e antica quanto il mondo.

 Trovo interessante l’analisi della madre archetipica alla fine del Medioevo, i nomi di Lucina, Temi e Venere designano alcuni aspetti della dea-madre che mancano nella figura cristiana di Maria. Lucina (la luminosa) appellativo di Giunone e di Diana è la protettrice dei parti; Temi era la dea della giustizia e della vendetta, Venere dea della bellezza e dell’amore, madre di Eros. Sono questi aspetti del potere femminile e della specificità femminile in questi ambiti che sono stati negati e rimossi dalla cultura cristiana e che devono essere recuperati alla coscienza per comporre una nuova integrazione della personalità cosciente. Altro tratto psicologico che sembra essere uno specifico femminile, è l’egizia concretezza delle idee. Ciò che  normalmente rientra nella sfera spirituale è sentito come concreto e viceversa. Questo fatto associato all’idea di un principio femminile che stabilisce un ordine chiaro selezionando un numero infinito di fatti che mostrano la specificità di ogni fenomeno, paragonabile all’attività di discernimento che Vassilissa opera a casa della Baba Jaga, delinea una prima mappatura della coscienza femminile. Se l’inconscio è rappresentato da una primitiva identificazione con la madre arcaica, la via dell’individuazione passa dalla separazione “dall’ottima madre” come dice La Pinkola Estès sempre a proposito della favola Vassilissa la bella, per ricongiungersi infine con una femminilità matura capace di cogliere sia gli aspetti rimossi dalla collettività sia trovando nello stesso rimosso le idealità più elevate. Le antiche dee infatti presentano nuovi volti. E’ il caso di Temi ad esempio, relegata dalle donne stesse e dagli stereotipi maschili ad una pulsionalità vendicativa che punta il dito sulla cattività femminile, è nei suoi aspetti più alti un senso di giustizia che, differente da quella maschile, intende capire i casi nella loro singolarità più che divenire strumento di una vendetta collettiva conseguenza dell’intendere la legge come punizione. In Lucina ravvisiamo sia quel partorire idee, che divenuto metafora ha perso il legame originario con il più forte momento di iniziazione femminile nella vita di una donna che è il divenire madre e dall’altro allude a quella “filosofia della nascita” sviluppata da Hannah Arendt tra gli anni cinquanta e sessanta che rappresenta un punto di svolta nella storia della filosofia. Con Venere invece intravediamo una nuova differenziazione dell’Eros, divenuto nella donna aperto all’incontro con l’altro da sé, senza rinunciare né alla propria individualità né come direbbe ancora l’autrice di Donne che corrono con i lupi nell’analisi della favola Manawee, ai propri nomi segreti, all’inafferrabile mistero che circonda la dualità femminile, l’osceno essere in sé che attraverso i gesti di Baubò a Demetra ricordò la vita e la gioia.

Marie Von Franz va dunque molto oltre il suo pubblico, a partire dall’analisi di donne relegate in casa, o di donne artiste rifiutate dalla cultura vigente, attraverso il recupero del preziosissimo materiale archetipico presente nelle fiabe inventa un percorso iniziatico di recupero della potenza femminile nei suoi molteplici aspetti.

Con il libro di Clarissa Pinkola Estès ci troviamo faccia a faccia con lo stesso problema ma visto da un’angolatura completamente differente. Non si tratta più di restituire a donne completamente assorbite dall’inesauribile lavoro femminile imposto da una società patriarcale, la scintilla del fuoco creativo, la consapevolezza delle loro potenzialità intellettuali. Le principesse di oggi, eroine del quotidiano sono donne bisognose di dragare il “basso”, l’oscuro, la mater-materia, in tutt’altro senso, ovvero liberando il selvaggio nella propria psiche, troppo addomesticata da una competizione con l’uomo che se le ha portate esteriormente a risultati brillanti, ad adattamenti riusciti, le riporta di notte nel mezzo di una foresta ululante che devono innanzitutto tornare a conoscere. Correre con i lupi significherà dunque andare dritti al seme e all’osso di ogni cosa della vita, là dove risiede la gioia, il piacere, l’Eden delle donne, il luogo in cui c’è tempo e libertà per essere, vagare, fantasticare, scrivere, cantare, creare e non avere paura. Ecco cosa ci offre la Donna Selvaggia: la capacità di vedere quello che ci sta davanti grazie alla concentrazione, all’immobilità e allo sguardo, all’odorato e all’udito, al sentire e al gustare. La concentrazione utilizza tutti i sensi, compreso l’intuito. E’ da questo mondo che le donne vengono a reclamare la loro voce, i loro valori, la loro immaginazione, la loro chiaroveggenza, le loro storie, la loro antica memoria di donne.

La languente vitalità femminile può essere reintegrata procedendo ad estesi scavi “psico-archeologici” tra le rovine del mondo sotterraneo femminile. Si recupera così la psiche naturale istintiva  attraverso le sue personificazioni nella Donna Selvaggia. Perseguitata come i lupi, accusata di voracità, sanguinarietà, crudeltà, la natura selvaggia delle donne deve essere ora riabilitata. Riunirsi alla natura istintuale significa fissare il territorio, trovare il proprio branco, stare con sicurezza e orgoglio nel proprio corpo indipendentemente dai suoi doni e dai suoi limiti, parlare e agire per proprio conto, in prima persona, essere consapevoli, vigili, rifarsi ai poteri femminili innati dell’intuito e della percezione, riprendere i propri cicli, scoprire a che cosa si appartiene, levarsi con dignità, conservare tutta la consapevolezza possibile.

Ad ognuno di questi compiti “da eroina” è riservata una fiaba che si propone di spiegare, motivare e incoraggiare il compito corrispondente. Molte delle favole analizzate sono le stesse di quelle scelte dalla Von Franz, interpretate secondo una visuale più orientata a dare voce al femminile arcaico “inferiore” come lo definirebbe pur con una accezione critica la Von Franz. Clarissa Pinkola Estès dispiega un enorme sapere mitologico e fiabesco nonché un’attraente capacità di cantastorie. Un bel racconto, originale, è quello della Donna-Farfalla. Presso le tribù indiane del Grand Canyon, è la danza di una Fanciulla-Farfalla che dopo un’attesa di ore sparge con la sua danza la forza fertilizzante della creatività e della bellezza. Spesso è interpretata da una donna molto anziana e molto grassa. Salta su un piede e poi sull’altro, sventola il ventaglio di piume. E’ la farfalla venuta per dare forza ai deboli. E’ tutto quello che molti pensano non sia forte, età, farfalla, femminino. L’io non ha bisogno di trasportare montagne. Basta poco per trasformarsi. La forza fertilizzante sostituisce lo spostamento delle montagne.

Marie Von Franz e Clarissa Pinkola Estès insieme, testimoniano della natura della donna, della sua più intima psicologia, entrambe propongono mappe valide per addentrarsi nei territori della psiche femminile.




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