Intervento di Marzia Andretta a fine mandato in direttivo
Oggi finisce il mio mandato di vicepresidente.
Ho scelto di prendere questo spazio non per parlare di me, ma per restituire all’associazione quello che è — quello che è diventata. Per fermarci un momento a riconoscere i passaggi insieme. Perché i passaggi, se non li nominiamo, rischiano di scomparire nella quotidianità.
Sono entrata in Mondo Doula prima del 2017, molto prima che diventassimo associazione professionale, prima di tutto quello che oggi diamo quasi per scontato. Avevo una formazione in politiche istituzionali e l’ho messa al servizio di un’intuizione che sentivo profondamente giusta: che questa professione aveva bisogno di un’identità riconoscibile, difendibile, fondata su ciò che la rende unica.
La nostra specificità, come sappiamo, è relazionale. È sociale. La doula esiste per colmare un vuoto che la medicina da sola non può e non deve colmare: la continuità della presenza, l’ascolto, l’accompagnamento emotivo nell’attraversamento più trasformativo della vita di una persona. Questo è un bisogno sociale reale — riconosciuto dall’OMS, documentato dalla Cochrane, sempre più visibile anche nella ricerca italiana. E noi abbiamo scelto, fin dall’inizio, di stare esattamente lì. Di non scivolare verso altro. Di trovare la nostra solidità professionale dentro la nostra specificità — non fuori.
Questa scelta ha avuto un costo.
Fuori, c’erano gli attacchi. La Federazione Nazionale delle Ostetriche ci ha messe in discussione con forza e con continuità. Quei momenti erano frustranti, a volte logoranti. Ma — guardandoli adesso — riconosco che ci hanno anche costrette a essere più precise, più rigorose, più solide. La pressione esterna ci ha rese più chiare su chi siamo e dove si trovano i nostri confini. E quella chiarezza è stata la leva con cui abbiamo insistito, anno dopo anno, fino a entrare nella lista del MIMIT nel 2021. Un riconoscimento istituzionale che attestava, nero su bianco, l’esistenza di una professione relazionale e sociale — distinta da quelle sanitarie, legittima nella sua specificità.
Quello che non avevo previsto era che, proprio dopo quel traguardo, la fatica più grande sarebbe arrivata dall’interno.
Il 2022 è stato lo spartiacque più duro. Spiegare perché la solidità professionale non si costruisce accumulando certificazioni esterne. Perché valorizzare la formazione interna non era una chiusura, ma una scelta identitaria fondamentale. Perché una professione relazionale che cerca la propria legittimità nelle competenze di altri rischia di perdere se stessa. C’era frustrazione, impotenza, la sensazione di vedere qualcosa di grande che fuori iniziavano a riconoscere e che dentro, paradossalmente, generava conflitto.
Oggi guardo quel momento con più distanza. E riconosco in quel conflitto qualcosa di fisiologico — anzi, di familiare. Noi che accompagniamo soglie e trasformazioni sappiamo che ogni attraversamento reale porta con sé resistenza, incomprensione, dolore. Vale per le maternità. Vale anche per le associazioni.
Ma la direzione era quella giusta.
Fuori continuava a crescere qualcosa. Le collaborazioni con realtà territoriali si moltiplicavano — cooperative, associazioni, fondazioni, enti del privato sociale. Progettualità sempre più radicate nel sociale, in cui la doula veniva riconosciuta non come figura accessoria ma come presenza necessaria, complementare non solo al sanitario ma anche all’artistico, al culturale, al comunitario. Un riconoscimento che veniva dal basso, dalla quotidianità dei territori, e che diceva con chiarezza: questa figura risponde a un bisogno reale. Di prossimità. Di cura relazionale. Di presenza qualificata in spazi che né la sanità né il welfare tradizionale riescono a occupare.
Fino a quando non siamo arrivate all’attenzione istituzionale più alta. L’Onorevole Di Lauro ci ha cercato — non per caso. Ha incontrato una nostra delegazione. Ha compreso la specificità non sanitaria della doula. Ha riconosciuto la valenza relazionale e sociale della nostra figura come risposta professionale a un vuoto di prossimità che le politiche sulla maternità non sanno ancora come colmare. Ha chiesto la nostra documentazione scientifica per fondare una proposta di legge sulla continuità dell’accompagnamento nel periodo perinatale. Ha usato le nostre stesse parole.
Non c’è stata continuità — il dibattito parlamentare sulla maternità è complesso, conflittuale, difficile da tradurre in legge. Ma il punto non era quello. Il punto era che qualcuno, dentro le istituzioni, aveva finalmente capito esattamente chi siamo.
Questo è già un risultato. Ed è il frutto del lavoro di tutte noi.
Continuerò a farne parte — come referente per la tutela professionale e la Legge 4/2013, nelle relazioni con enti sanitari, cooperative e istituzioni territoriali, nelle supervisioni alle socie, nel dialogo costante con il direttivo. Il patrimonio costruito in questi anni non si porta via.
Resta qui, a disposizione.
Devo dire che dopo tanti anni mi mancherà quell’appuntamento costante con le mie colleghe di viaggio — quelle con cui abbiamo affrontato insieme tutto quello di cui ho parlato. Ma c’è una grande serenità nel lasciare andare un percorso quando senti che chi lo raccoglie è già pienamente dentro — con competenza, con visione, con le basi già solide. Questo direttivo lo ha dimostrato in quest’anno. Ed è proprio questa maturità del passaggio che mi permette di farlo con leggerezza, oltre che con gratitudine.
vice presidente Mondo Doula dal 2017 al 2026
Intervento per Assemblea nazionale Mondo Doula 18 aprile 2026

